Trekking consapevole in Val Grande

DOVE: Parco nazionale Val Grande

PERCORSO: Bignugno – Corte Buè – Ompio

OBIETTIVI: Avvicinarsi alla montagna con i suoi ritmi; camminare lenti; osservare cio’ che ci sta intorno per rispettarlo. Ascoltare come si muove il nostro corpo in un ambiente naturale.

DESCRIZIONE:

1° Giorno
Itinerario storico – naturalistico, lungo la mulattiera delle muccheche da Bignugno saliva a Corte Buè attraversando l’alpeggio di Pezza Blena, la Cappelletta dell’Orvergugno e gli alpeggi di Curpenti e Scellina di Sopra. Passeggiata tra betulle che invadono i prati, una volta tenuti per il pascolo e ormai abbandonati; castagni e faggi. Le storie degli alpigiani si rivivono ad ogni passo; basamenti di cemento dei piloni delle teleferiche, segni di un passato di intenso lavoro e sfruttamento de boschi che inevitabilmente ha ceduto il passo a un ambiente naturale e selvaggio; cave di sasso, usate per ricavare le piode dei tetti, che solo ad un occhio curioso si fanno notare e distinguere da una parete di roccia qualunque.
Alpeggi ormai distrutti , abbandonati, per far nascera una civiltà più industrializzata e all’apparenza più facile, con meno rinuncie.
Camminare in silenzio sotto i castagni e concentrarsi su di se, gli unici rumori : le foglie di castagno sotto i nostri passi; l’acqua dei vari rii; gli uccelli che segnalano presenze inconsuete. Ed ecco sbucare corte Buè, nostro rifugio per la notte. Meta tanto ambita.

2° Giorno
Da buè ci incamminiamo verso Ompio, il ritorno alla civiltà, ma poi su in salita al pizzo Faiè, per analizzare quest’ultima da un punto di vista differente, laggiù, tra i laghi e i monti mentre noi quassu’, sovrastandola. Rimanere su oppure giù? Si rimane in cresta divisorio tra due mondi, civilizzato e selvaggio, fino alla colma di Vercio per poi ritornare nuovamente nella Natura fino a Corte Buè. Si studia anche la fatica, e ci possiamo rendere conto quanto la nostra ragione possa essere cosi’ vacillante nei momenti di difficoltà.

3° Giorno
Questa volta lasciamo Buè per ritornare veramente alla civiltà; lungo il sentiero traccie di una storia che si vorrebbe cancelare; una crocie segna la caduta di un aereo di ricognizione che perlustrava la zona, un’altra piccola croce sottolinea la morte di un giovane partigiano.
Passaggi su neve ancora congelata, segno di come la montagna segua ritmi e modalità cosi diverse dalle nostre abitudini.
E poi eccoci ributtati nel nostro mondo, alle spalle l’area selvaggia e di fronte la nostra vita.

CONCLUSIONE: Grazie ragazzi, ogni passo un’esperienza e un’emozione nuova. (Stefania Vaudo)

Tutta Samsara e i partecipanti ringraziano l’Ass. Gruppo Escursionisti Val Grande (pontevelinavco.it) per l’averci potuto fornire un posto cosi’ bello come il rifugio di Buè, e di tutto quello che è rifornito, grappa esclusa. A Stefania Vaudo un caloroso grazie per essere una guida insostituibile.

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